Tentativi di dinamismo e pianoforti abissali

Presto hai impugnato il giorno

come una drastica medicina.

Avida e opposta spazia in giardino

una canicola appena usurata.

Maturavano i tempi

e qualcosa pareva unirli

verso un’acme segreta.

Anna Laura Longo

Da “Questo è il mese dei radiosi incarnati del suolo”  (Oèdipus, 2016)

Anna Laura Longo, chi sei e cosa fai?

Sono un’ esploratrice intrepida e attraverso percorsi artistici multiformi cerco di creare dei tentativi di dinamizzazione del presente. Racconto di me stessa attraverso una TRIANGOLAZIONE di ricerche: ricerca sul suono, sulla parola poetica e sui conseguenti meccanismi performativi attivabili grazie ad essa e ricerca-avventura nel campo dei linguaggi figurativi con approfondimenti e realizzazioni sul piano materico, che sfociano in installazioni e impianti visuali compositi di arte-poesia.

Cosa racchiudono le tue opere?

Lavoro in direzione di una ” poetica ” del trasalimento. Sono interessata a viverlo e a farlo esperire. Per veicolare i concetti e i contenuti che mi stanno a cuore mi servo di meccanismi che inducono a volgere e riattivare lo sguardo deviando rispetto ai meccanismi abituali e lineari della percezione, del pensiero e dell’azione. Le mie opere disvelano quel sottile potenziale “magico” (a volte vago, a volte tangibile) che sappiamo essere racchiuso dentro il flusso-mondo.

A cosa stai lavorando?

Le mie indagini sono incentrate su alcuni studi per pianoforti abissali. Si tratta di pianoforti-metafore, strumenti deputati ad un dispiegamento di fatti musicali, che creano una distinzione fattiva tra un sovrasuolo (la tastiera) e un sottosuolo (la parte nascosta e ignota, ma esplorabile), per restituire, in termini musicali, filigrane sonore inedite. Dal punto di vista visuale-installativo sto completando una serie di misteriose sedie cigliate, occupate da poetiche ciglia. È presente un rimando alla società e alla presenza di forze nascenti, anche minoranze, ritenute apparentemente deboli e richiedenti invece un particolare riguardo, in quanto depositarie di risorse inattese. Sul fronte della poesia, invece, la mia ultima silloge pubblicata è Questo è il mese dei radiosi incarnati del suolo ( Oedipus).

Come pensi che sia cambiato il mestiere dell’artista?

H. Focillon ne La vita delle forme (Einaudi) scrive: ” …non sarebbe forse inutile riassumere la vecchia distinzione tra epoche critiche e epoche organiche, le une caratterizzate dalla molteplicità contraddittoria delle esperienze, le altre dall’unità e dalla costanza dei risultati acquisiti.”
 Nel corso del tempo si è verificato un avvicendarsi e replicarsi delle une e delle altre tipologie di epoche. Ad oggi, si potrà forse affermare che uno dei compiti dell’ artista sia quello di costruire nuove frontiere di relazione e darne conto, rendendosi disponibile ad uno stato costante di permeabilità, captando gli stati e i campi di emergenze per trasformarli in accadimenti compositi.

Quali sono gli ostacoli di un artista che si affaccia al mondo del lavoro attuale?

Gli ostacoli riguardano il rafforzamento della posizione dell’artista nel tessuto sociale ed un riconoscimento che possa esplicitarsi in termini di maggiore gratificazione economica e sostegno logistico. Gli artisti invitano a percepire e validare il presente, tuttavia le esigenze e i tempi istituzionali sono talvolta lontani dalle linee del fare arte. Nel rapporto con il pubblico sarebbe auspicabile che ci fosse alla base un desiderio di comprensione e una più felice osmosi tra le parti chiamate in causa. Nel frattempo è opportuno non perdere slancio, resistenza, capacità di azzardo.

Com’è nata l’idea degli occhialoidi?

L’ idea degli occhialoidi è sorta in un periodo in cui stavo soffermandomi sul principio della “moltiplicazione dei punti di vista”, attuato in pittura nel cubismo e portato avanti anche oltre. In quel frangente cercavo di creare una sorta di applicazione di tale principio anche nella scrittura, attraverso un uso particolare della sintassi nel verso. I risultati si ritrovano nella mia silloge Nuove rapide scosse retiniche (joker). Di pari passo ho iniziato a lavorare ai primi disegni di occhialoidi che sono dispositivi per effettuare nuove forme di visione e per favorire idealmente uno sguardo mutevole e cangiante, avveniristico e umanizzato.

Giulia Romeo

Foto di Matteo Barale

Info su: http://www.annalauralongo.com/

 

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